N° 35

 

SEGRETI DEL PASSATO

 

(PARTE SECONDA)

 

 

VENDETTE

 

 

Di Carlo Monni

 

 

PROLOGO

 

 

            Da qualche parte lungo il confine tra il Vietnam ed il Laos, agosto 1972. Il tenente dei Marines Jeffrey Willam Mace II punta la pistola dritta alla fronte dell’uomo inginocchiato davanti a lui. Ha una divisa anche lui, con le mostrine di capitano, la faccia annerita da qualche sostanza, i capelli biondi ed arruffati, gli occhi azzurri che fissano davanti a se ed un’espressione di scherno sul volto. Non mostra alcuna paura. Si rivolge al tenente:

-Non hai il fegato di spararmi tenente? Io lo farei al posto tuo.-

            Il dito sul grilletto si tende, ma ancora il colpo non parte. Interviene l’altro soldato presente, chiaramente un nativo americano, a giudicare dai suoi lineamenti.

-Se lui non se la sente, lo farò io.- proclama –Per colpa tua i miei compagni sono morti: non m’importa chi sei veramente, perché ora ti ucciderò come il bastardo che sei.-

-Caporale Ironhoof…- comincia a dire Will Mace, ma non finisce la frase, qualcosa esplode accanto a lui ed un attimo dopo si scatena l’inferno.

 

 

1.

 

 

            Washington D.C. Oggi. Il tuo nome è Capitan America, Sentinella della Libertà, simbolo dei valori su cui fu fondata la nazione di cui porti il nome, erede di una tradizione vecchia di oltre sei decenni. Tutto giusto… a parte che sei anche Jeff Mace, un ragazzo che fa del suo meglio per essere all’altezza di un mito ed in questo momento stai rischiando di annegare nel fiume Potomac. Sta diventando una fastidiosa abitudine, perché già una volta l’uomo che si fa chiamare Bengal ti ha scagliato in un fiume, in quel caso era l’East  River, pensando che saresti annegato. Quella volta te la sei cavata, ma stavolta potrebbe non finire così, perché, diversamente dall’altra volta, sei svenuto e l’acqua sta entrando nei tuoi polmoni, mentre il fondo del fiume si fa sempre più vicino.

 

            Harlem, Manhattan, New York City. Per Sam Wilson non è stato facile parlare del peso che lo opprime, ma alla fine ce l’ha fatta e solo quando ha finito riesce a guardare negli occhi l’uomo di fronte a lui: il Reverendo Garcia, Pastore della Prima Chiesa Battista di Harlem, un uomo che conosce da quando era ragazzino, di cui si fida e di cui teme il giudizio. Il sacerdote gli si avvicina e gli pone una mano su una spalla.

-È una storia terribile, Sam.- gli dice –Comprendo il tuo tormento non è mai facile quando c’è di mezzo la fine di una vita.-

-Susan Ryker sarebbe ancora viva se io non avessi staccato la spina.-

-Forse… o forse il Buon Dio l’avrebbe presa con se ugualmente, chi può saperlo? Ti senti sconvolto per aver coscientemente scelto di por fine alle sue sofferenze ed è giusto che sia così: la vita umana non può essere trattata con indifferenza.-

-Ma chi sono io per decidere che era giusto lasciarla morire? Non sono decisioni che spettano a… ad un’autorità Superiore?-

-E chi ti dice che non sia stato così? Io non pretendo di avere tutte le risposte, ma rifletti: il comandamento dice “Non uccidere”, ma forse la vita di quella ragazza era già finita, la sua morte era inevitabile, tu stesso l’hai detto e prolungare le sue sofferenze, privarla della dignità, non è forse un atto inumano?-

-Sta condonando l’eutanasia, Reverendo?-

-Non ho detto questo. C’è una differenza sostanziale tra l’eutanasia ed il cessare un accanimento terapeutico senza scopo e questo lo sai anche tu. Hai una coscienza e questa è una buona cosa, ma adesso che farai? Vuoi costituirti, forse? In quel caso, probabilmente potrai dire addio alla tua identità di Falcon, al tuo seggio al Senato di Stato ed a tutto quanto di buono avresti potuto fare per la tua gente. Se lo farai, io sarò al tuo fianco, naturalmente, ma forse dovresti chiederti se è giusto che tu rinunci al bene che potresti fare a causa di un malinteso senso di espiazione.-

-Io… non so cosa fare… ma penserò a quel che ha detto.-

-Non ti chiedo altro, figliolo, non ti chiedo altro.-

 

            Colorado. “La Volta”, Carcere Federale per Superumani. Dai due lati di uno spoglio tavolo si fronteggiano due uomini. Uno di loro è J. William Mace, ex diplomatico, professore all’Università di Harvard, se è qui è grazie ad amicizie in alto loco. Il suo interlocutore dice di chiamarsi Michael Walter Rogers, dice di essere un lontano parente di Steve Rogers, il primo Capitan America e di essere stato sottoposto, all’indomani dell’attacco a Pearl Harbour, ad un trattamento sperimentale basato sul mitico siero del Supersoldato, trattamento che gli salvò la vita e ne rallentò l’invecchiamento. Naturalmente potrebbe essere solo una storia, una delle tante inventate da un uomo che ha avuto molti nomi e molte identità, l’ultima delle quali, Tigre Volante, è quella di un bizzarro supercriminale affiliato ai Signori del Male, il motivo per cui è alla Volta. Eppure la sua storia potrebbe essere vera, Will Mace lo sa: non solo per la sua incredibile rassomiglianza con Steve Rogers, ma perché quando Will lo conobbe, più di 30 anni fa, sembrava solo un po’ più giovane di adesso e lavorava chiaramente per qualche servizio segreto, CIA o qualcosa di analogo.

-Sai, tenente Mace…- dice sorridendo “Rogers” -… mi sono sempre chiesto se avresti mai permesso al Caporale Ironhoof di spararmi quella volta in Vietnam.-

-È una domanda che mi faccio spesso anch’io.- risponde Will, freddo -Ogni tanto, quando ci penso, rimpiango di non averlo fatto io stesso.-

-Si, lo immagino. Peccato che sia andata così, avremmo potuto essere amici io e te, in un’altra vita, abbiamo molto in comune.-

-Io non lo credo… non sono un macellaio.-

            Michael Rogers si limita a scrollare le spalle e sorridere.

 

 

2,

 

 

            Un ospedale da campo in Vietnam. Agosto 1972. Quando riprende i sensi Will Mace fatica a rendersi conto di cosa è successo. L’ultima cosa che ricorda con certezza è un’esplosione proprio vicino a lui, poi un forte dolore e quindi il buio. Un attacco dei Charlie?[1]

-Ciao Will.-

            A fissarlo il volto di Dorothy Allison, una delle tante ragazze americane che lavorano per una delle tante imprese, in questo momento non riesce  a ricordare quale, che fanno affari in Sud Vietnam

-Se sono morto, questo è sicuramente il Paradiso, visto che ci sei tu.- dice il giovane.

 -Non dire sciocchezze, sei vivissimo, anche se un po’ rotto in qualche punto.-

-Ora ricordo… esplosioni, eravamo sotto attacco, ma cosa…?-

-La sua squadra è stata annientata, sottotenente Mace.- Will riconosce subito il nuovo arrivato: è il comandante della sua Compagnia, il capitano Ross Thomas –I soli a sopravvivere siete stati lei ed il caporale Ironhoof.-

-Jack? Come sta?-

-Ferito, ma vivo.- risponde Thomas –Bel tipo, quello. È un Apache o qualcosa del genere, giusto? Avevo sentito che era gente tosta, ma non pensavo così tanto. Gli deve la vita, sa? Se l’è caricato sulle spalle e si è fatto una sgroppata a piedi lungo le linee nemiche, tra i proiettili e le bombe,  ed è arrivato più morto che vivo, il dottore ha avuto il suo bel daffare a ricucirlo, mi hanno detto. È in lista per una medaglia, forse il Cuore di Porpora, ed una promozione e naturalmente tornerà a casa col primo volo utile: la guerra è finita per lui, ormai… e lo stesso dicasi di lei, Mace. Sarà contento di tornare a Boston.-

-Io… si, credo di si, signore. Ha detto che io ed Ironhoff siamo i soli superstiti? N è sicuro?-

-Ragazzo, puoi credermi sulla parola.: tu sei stato fuori combattimento quasi una settimana, ma i Berretti Verdi sono tornati da quelle parti un paio di giorni dopo e di molti dei nostri non c’era rimasto abbastanza da mostrarlo alle famiglie.-

            E così quel misterioso capitano con la faccia di Steve Rogers è morto assieme agli altri. Meglio così, forse. Lo voleva morto dopo quello che aveva fatto, ma sarebbe riuscito ad ucciderlo? Non lo saprà mai e forse non vuole nemmeno saperlo.

 

            Harlem, Manhattan, New York City. Oggi.  Lo chiamano semplicemente Morgan Junior e dal padre, morto qualche anno fa, ha ereditato un night club, la cui attività è solo un paravento per la vera eredità lasciatagli da Morgan Senior: il ruolo di boss del crimine di Harlem. Come si dice in questi casi: non c’è un solo dollaro guadagnato con una qualunque attività illecita in Harlem o Washington Heights di cui lui non prenda una percentuale. Dal padre non ha ereditato, però, solo un impero criminale, ma anche un nemico tenace: il supereroe noto come Falcon. Tempo fa Falcon lo ha pestato al punto da mandarlo all’ospedale per qualche giorno, ma soprattutto lo ha umiliato dinanzi ai suoi uomini ed a coloro che dovrebbero temerlo: per questo motivo Morgan Jr ha posto una taglia sulla testa del supereroe afroamericano. Inutile dire che finora nessuno ha riscosso quella taglia e la cosa non ha fatto bene  all’ulcera di  Morgan Jr.  Non importa, si dice, prima o poi avrà la testa di quel maledetto supereroe su un piatto d’argento. Per il momento meglio pensare agli affari, dopotutto un’onest’uomo come lui deve pur campare, giusto?

 

            Washington D.C.  La testa ti gira un pò quando ti risvegli, ma ti rendi subito conto di due cose: sei vivo e non sei più nel fiume. Che diavolo ti è successo? L’ultima cosa che ricordi è che eri piombato in acqua e stavi affondando. Sei svenuto come una donniciola, ma perché? E perché adesso ti senti completamente in forma, a parte quel disgustoso sapore in bocca? Hai cercato di negarlo, ma ti sta succedendo qualcosa di strano. È cominciato dopo che sei fuggito dalla base dell’A.I.M. una settimana fa e si sta facendo sempre più frequente. Forse dovresti farti dare un’occhiata dal medico dei Vendicatori o da uno dello S.H.I.E.L.D. prima, però, hai altro a cui pensare: la vittima predestinata di Bengal ad esempio. La casa del tenente colonnello Robert Vance è a due passi e non ti ci vorrà molto a tornarci.

            Spicchi un salto e ti sorprendi a pensare a come adesso ti senti perfettamente in forma, anzi ti sembra che i tuoi muscoli siano più tonici di quanto siano mai stati. Tutti i movimenti ti riescono facili e veloci. Non hai tempo di pensarci, perché, a quanto sembra, sei comunque arrivato troppo tardi. La casa di Vance è sottosopra e l’uomo in questione giace in un lago di sangue. Un punto a favore di Bengal, ma non lo lascerai fuggire.

 

 

3.

 

 

            Lee Academy, Connecticut. Il professor Steven Rogers si aggiusta gli occhiali sul naso e s’incammina lungo il viale. Dovrebbe decidersi a comperare un’auto, pensa, o magari una moto, ma in fondo gli piace ritrovarsi in mezzo alla varia umanità che  frequenta i mezzi pubblici e ci vuole meno di un’ora per arrivare a Brooklyn dopotutto. Chissà che direbbero i suoi alunni se lo vedessero arrivare su una moto rombante?

            Improvvisamente gli si avvicina un’auto che non passa certo inosservata: una Ferrari 330 P4 Berlinetta, un modello del 1967 di cui originariamente furono prodotti solo 4 esemplari. Questo è un modello modificato in uso esclusivo ad un solo uomo, lo stesso che apre un finestrino e si rivolge a Steve:

-Ti va di farti un giro?-

            Rogers fa una smorfia e risponde:

-Immagino che non si possa dire di no ad un uomo come Nick Fury.-

-Oh si può… almeno una volta.- replica Nick.

            Steve sale sull’auto, che riprende la sua corsa sgommando.

-Credevo che voi agenti segreti doveste essere discreti.- dice al capo dello S.H.I.E.L.D.

-La maggior parte delle volte, ma ogni tanto faccio un’eccezione. Si dà il caso che tu potresti essermi utile e che mi devi un favore.-

-Attento sergente, ho smesso con i giochetti di cappa e spada.-

-Ok, ma non mi negherai la tua consulenza, spero. Fidati: quel che ho da dirti t’interesserà.-

            Nel frattempo la Ferrari ha cominciato a volare ed in alto s’intravede la forma dell’Eliveicolo.

 

            Washington D.C.  Non è la prima volta che nei panni di Jeff Mace entri nella sede del J.A.G. della Marina e come figlio di un ufficiale dei Marines e fratello di un’altra non è un problema superare i controlli di sicurezza. Naturalmente, quando entri trovi tua sorella Elizabeth, Lizzie per i familiari, già ad attenderti.

-Cosa ti porta qui fratellino?- ti chiede.

-Beh, speravo che…- ti fermi, notando le mostrine nuove di zecca sulle spalline: foglie d’acero dorate –Ti hanno promosso? Non mi avevi detto niente.-

-È stata una cosa improvvisa, ti spiegherò con calma più tardi.- risponde Lizzie

-Ok. Ora che sei maggiore, non romperai più con la storia di volere essere Capitan America, ti ritroveresti degradata.-

-Battuta cretina ed è meglio non dirla ad alta voce, qualcuno potrebbe sentirci. Su, andiamo nel mio ufficio e… Oh scusami… conosci Marty Mitchell? Per essere precisa, dovrei dire il Tenente Martin Luther King Mitchell… Marty, questo è mio fratello.-

Il giovane uomo di colore in uniforme da ufficiale di Marina che si è fatto appena avanti sorride, porgendoti una mano  e dimostrando una stretta vigorosa.

 -Ha una certa aria di famiglia, infatti.- dice –E poi … a parte i capelli biondi e qualche altro piccolo particolare. somigli abbastanza a  tuo nonno.-

-L’hai conosciuto?-

-Una volta… ero molto piccolo. Era una riunione di tu sai cosa e c’eravate anche tu e Liz… certo allora non immaginavo che sarebbe diventata uno schianto di ragazza così.-

            Un’osservazione casuale, ma a te non è sfuggita la reazione di Lizzie. C’è qualcosa tra loro due, è evidente. E che ci sarebbe di strano? Dopotutto capita spesso tra colleghi e Lizzie è davvero attraente ed è sola da… beh da un bel pò. E comunque perché dovrebbe  interessarti la vita sentimentale o perfino sessuale della tua sorella maggiore? Certo che è strano che le sia capitato proprio con…-

-Tu sei uno dei nipoti di Davy Mitchell, vero?-gli dici –Ho incontrato uno dei tuoi cugini qualche tempo fa.-

-David o Darren?-

-A dire il vero, non sono troppo sicuro di chi fosse dei due.-

-Capita coi gemelli.-

-Se vuoi scusarmi, Marty…-interviene Lizzie-… io e mio fratello dobbiamo parlare di affari di famiglia.-

-Oh certo… se vi serve una mano, sapete dove trovarmi.-

            Una volta chiusa la porta del suo ufficio, chiedi a tua sorella:

-Il tuo amico, Marty… sa di noi? Che io sono Capitan America e tu American Dream?-

-Se lo sa, non gliel’ho detto certamente io.- replica Lizzie –A  dir la verità, non mi sono mai chiesta quanti lo sappiano: i soci anziani del Battaglione V sicuramente,  ma se l’hanno detto anche agli altri non so. Quella era gente che non spifferava le identità segrete al primo venuto, comunque. Ma anche se Marty sa chi sei e sospettasse che sono American Dream, sono certa che possiamo contare sulla sua discrezione.-

-Non ne dubito… ora scusami, ma vorrei arrivare al dunque…-

            Le narri quanto è successo con Bengal e la tua teoria sugli omicidi ed alla fine…

-… sono riuscito a rintracciare gli indirizzi di alcuni dei sopravvissuti, ma ho bisogno di aiuto per saperne di più, speravo che tu potessi…-

-Ok  ho capito… farò quel che posso. Come ufficiale del J.A.G. il mio accesso è limitato, ma per fortuna adesso ho una priorità della D.I.A.-

Cosa? E da quando?-

-Te ne parlerò in un altro momento, ora vediamo quel che si può fare, Ok?-

            Tua sorella è sempre piena di sorprese.

 

            La Volta, Colorado.  L’uomo chiamato Mike Rogers sogghigna mentre si rivolge a Will Mace:

-Dunque tu vuoi sapere cosa so degli omicidi del generale Thomas e dell’illustre signor Ransom? Non molto, lo ammetto, ma quel che ho da raccontarti è davvero una storia interessante, magari non molto edificante in certi punti, ma interessante. Hai davvero voglia di ascoltarla?-

-Sono qui per questo.- ribadisce Will convinto

-Molto bene e allora seguimi perché stai per far un bel viaggetto nel cuore di tenebra ed io sarò il tuo colonnello Kurtz.-

 

 

4.

 

 

Washington D.C. Le dita di Lizzie Mace scorrono alternativamente sul mouse e sulla tastiera del suo computer.

-Vediamo un po’…- dice -… stiamo cercando dati sui componenti di una certa compagnia di Marines. Se non lo sai, ogni compagnia è comandata da un capitano assistito da un tenente e da un Sergente di Prima Classe ed è normalmente suddivisa in quattro plotoni comandati da un tenente, a loro volta suddivisi in tre Squadre, ulteriormente suddivise in tre Fireteams composti da quattro uomini. Arriviamo ad un totale, compresi i comandanti, di circa 160 uomini.-

-Grazie per la lezione sorellina.- interviene Jeff Mace –Ora puoi arrivare al punto?-

-Pazienza, fratellino, ricorda che sono io la sorella maggiore. Ecco ci siamo: questo è il dossier completo della compagnia che t’interessava. Vediamo un po’ che riusciamo a scoprire. Cavoli…  stando a quello che dice qui l’intera compagnia è stata massacrata in una singola azione in Vietnam lungo il confine con la Cambogia nell’estate del 1972, una delle ultime operazioni in quella zona. I sopravvissuti furono solo una dozzina. La squadra Bravo, quella comandata da nostro padre, fu annientata. Sopravvissero solo papà ed un altro.-

-Ma che diavolo è successo in quella jungla?

-Qui non c’è scritto. Vediamo se riesco a scoprirlo lo stesso. Ecco… ci siamo… oh cavolo!-

-Non avrei saputo dirlo meglio.-

 

            Richmond, Virginia. Il nome della signora è Sharon Carter e le sembra di essere stata un agente dello S.H.I.E.L.D. sin da quando ha imparato a camminare e non è poi così strano, in fondo: possiamo dire che è una tradizione di famiglia, dopotutto la sorella maggiore di Sharon, Peggy, era nell’O.S.S.[2] e se questo sì che vi sembra strano è perché ci sono molte cose che ancora non sapete sulla famiglia Carter, cose che, però, oggi non ci riguardano. No: oggi ci dobbiamo occupare di un altro membro della famiglia Carter, un membro di cui sino a poco tempo fa ignoravamo l’esistenza. Il suo nome è Shannon Carter e sta per compiere cinque anni, un traguardo che solo una settimana fa sembrava destinata a non raggiungere. Basta guardarla per capire il legame di parentela che la lega a Sharon: la somiglianza nei lineamenti, i lunghi capelli biondi, gli occhi di un azzurro intenso. Una differenza c’è, però: lo sguardo di quegli occhi e l’espressione del piccolo volto rivelano un’ingenuità ed un entusiasmo, una gioia di vivere, del tutto assenti nei lineamenti induriti di Sharon e di questo fatto lei ne è dolorosamente consapevole e si chiede quando è stato che è cambiata.

            Il luogo in cui si trovano è una camera privata nel reparto pediatrico del Commonwealth[3] University Medical Center  in cui la piccola Shannon è rimasta ricoverata per lungo tempo in coma, unica superstite di un incidente automobilistico. All’inizio l’avevano data per spacciata, ma poi ha dimostrato insolite facoltà di recupero e non solo è uscita  dalla fase critica, ma…

-È davvero incredibile.- è il commento del suo medico curante –Ha avuto un recupero sorprendentemente veloce. Solo dieci giorni fa era sull’orlo della morte ed ora è già pronta a tornare a casa. I suoi valori sono eccezionali. Forse non è una mutante, ma di sicuro è una bimba speciale.-

            Sharon abbozza un sorriso posando lo sguardo su Shannon che sta leccando avidamente un gelato.

-Noi Carter siamo sempre stati tipi un po’ speciali. Si può dire che l’abbiamo nel sangue. Quando ha detto che posso portarla via?-

-Anche domattina, se a lei va bene.-

-Prepari tutti i fogli dottore e le terapie che dovrà seguire. Sarò qui domattina alle 9.-

 

            Arlington, Virginia, poco fuori Washington D.C.  Le vostre due figure sono davvero molto simili. C’è simmetria nei vostri movimenti, pressoché identici, la stessa agilità e grazia degna di un atleta di livello olimpionico. Anche i vostri costumi sono praticamente identici, quello di tua sorella ha, però, una scollatura sul davanti che termina a formare la punta superiore della stella disegnata sulla pettorina e la sua maschera è fatta in modo da lasciare liberi i fluenti capelli biondi: siete Capitan America e American Dream ed avete una missione da compiere.

-Non avrei dovuto acconsentire a farti venire con me.- stai dicendo tu.

-Avrei voluto vedere come saresti riuscito ad impedirmelo.- replica tua sorella.

-È proprio per questo che non ho protestato. Piuttosto, speriamo di essere giunti in tempo o che sia proprio il nostro uomo il nuovo l’obiettivo di Bengal.-

-Ammetto che è una deduzione arbitraria, ma di tutti i sopravvissuti della Compagnia è l’unico che viva nei paraggi ed è logico che Bengal voglia farla finita con lui prima di cercare gli altri. Abbiamo già scoperto che degli originali 11 superstiti 6 sono già morti, uno vive alle Hawaii, uno a Los Angeles, il sergente, allora Caporale, Ironhoof è un pezzo grosso della Polizia di Stato dell’Arizona[4] e papà… beh è lontano al momento, quindi…-

-Ok, ok… non hai bisogno di farmi tutta la storia, sono convinto. Ora speriamo solo di essere arrivati in tempo.-

            Siete arrivati all’edificio principale del grande Cimitero degli Eroi di Arlington. In un angolo della tua mente ricordi che tuo nonno, il terzo Capitan America, è sepolto qui e forse è già pronto un lotto riservato a te, magari non lontano da lui. Scacci il fastidioso pensiero e ti concentri sulla missione. C’è un uomo seduto ad una scrivania ed ha le mostrine di sergente maggiore dei marines.

-È lui.- sussurri –Siamo arrivati in tempo.-

Fai un cenno a tua sorella e spalanchi la porta Il sergente spalanca la bocca vedendo te ed American Dream sulla soglia.

-Che cosa volete?- esclama.

-Sergente Buchinsky…- gli dici –La sua vita è in pericolo, qualcuno vuole ucciderla.-

-Ma cosa dice, Capitano?- replica l’altro –Perché qualcuno dovrebbe farlo?-

-Perché non ce lo dice lei, sergente?-interviene American Dream –Ci parli di quel che è successo nell’agosto 1972 in un villaggio sul confine tra Vietnam del Sud e Cambogia. Ci dica perché la Jungla respira?-

            Il sergente maggiore Paul Buchinsky impallidisce visibilmente nell’udire quelle parole.

-Io… non so niente, vi dico, niente.-

-Ne è sicuro? Io dico, invece …-

            Il rumore dei vetri di una finestra in frantumi interrompe American Dream quando Bengal atterra agilmente dentro la stanza e si rivolge a te:

-Sei sempre sulla mia strada. Non ti conviene: vattene e lasciami compiere il mio lavoro.-

-Se davvero vuoi uccidere quest’uomo, prima dovrai uccidere me.- replichi deciso.

-Non voglio… ma lo farò, se mi costringi.-

            E mentre parla sia tu che tua sorella vi accorgete che in lui sta avvenendo un cambiamento.

 

 

5.

 

 

            La Volta, Colorado. Suo malgrado Will Mace non può fare a meno di provare interesse per il racconto dell’uomo di nome Mike Rogers.

-Non so cosa tu sappia di me…- sta dicendo quest’ultimo -… ma io sono nato il 4 luglio del 1918 a Sayville nel Maryland, ero il più anziano dei due figli maschi di Walter Rogers, funzionario del Dipartimento di Stato…-

-Un momento!- lo interrompe Will -Conosco questa storia, ma credevo che fosse una storia di copertura elaborata dall’O.S.S. per proteggere la vera identità di Capitan America ed impiantata nella sua memoria con l’ipnosi.-[5]

-Verissimo… ma non ti sei mai chiesto perché Walt Rogers aderì così prontamente a mettere in pericolo se stesso e sua moglie per proteggere Capitan America? O perché Steve Rogers ed il primogenito dei Rogers, Mike, cioè io,  si somigliassero come due gocce d’acqua? La risposta è molto più evidente di quanto si pensi, anche se all’epoca entrambi ne eravamo inconsapevoli: i Rogers, ma scommetto che anche tu lo sai ben, sono una famiglia molto antica, il primo Rogers di cui sia abbia notizia è il capitano dell’Esercito Continentale Steven Rogers nel lontano 1776.-

-Tu, quindi, saresti un altro discendente di quello Steve Rogers?-

-Non fingere di non aver mai letto il mio dossier, Will, sai benissimo che è la stessa storia che ho raccontato a tua figlia. Ora lasciami continuare. Andai all’Accademia Militare di West Point e mi diplomai entrando nell’aviazione dell’esercito. Mio fratello, si chiamava Grant, invece lasciò la nostra casa nell’estate del 1941 e si arruolò i Marina partendo dal basso. Non era in buoni rapporti con nostro padre e forse questo era il suo modo di riaffermare la sua indipendenza nei suoi confronti. Ci ritrovammo nell’inverno 1941 a Pearl Harbour…-

 

            Richmond, Virginia. Sede locale dello S.H.I.E.L.D. Andrea Sterman, psicologa, non è mai molto contenta dei suoi incontri con Sharon Carter, ma deve ammettere che negli ultimi tempi ha notato un significativo miglioramento nel suo comportamento Nei primi tempi Sharon non parlava praticamente mai, il suo atteggiamento nei confronti del mondo che la circondava era quasi di rifiuto totale. Quanto alle sue esperienze in quello che la stampa aveva chiamato Inferno², non aveva mai voluto nemmeno accennarne, un mutismo ostinato che rendeva quasi inutile ogni tentativo di terapia… fino ad ora.

            Tanto per cominciare, per la prima volta Sharon non è venuta vestita con la divisa di ufficiale dello S.H.I.E.L.D. ma indossando un tailleur color carta zucchero ed una camicetta bianca ed eleganti scarpe a tacco alto presumibilmente italiane ed anche il suo atteggiamento generale è diverso: come se un grande peso le fosse stato tolto dal cuore, per usare un’espressione che di solito non trovi nei manuali di psicologia, basta guardarle gli occhi per capirlo.

Andrea ha quasi paura a chiederle cosa sia cambiato e per un attimo vede che Sharon sta per dare una delle sue solite risposte brusche, poi ci ripensa e sospira, quindi risponde:

-C’è una bambina in ospedale… ha rischiato di morire, ma ora sta meglio… verrà a vivere con me.-

-Una bambina?- Andrea è genuinamente sorpresa. -Chi sarebbe?-

            Sharon esita, poi…

-Quello che sto per dirle verrà inserito nei suoi rapporti o rimarrà tra noi?-

-Nel rapporto andrà solo la sua valutazione finale… il resto… i nostri colloqui… è tutto coperto dal rapporto confidenziale tra terapista e paziente.-

            Un altro sospiro

-Molto bene… si chiama Shannon… Shannon Carter… ed è mia figlia.-

 

            Cimitero Nazionale di Arlington, Virginia.  Nel corso di quest’ultimo anno trascorso nel ruolo di Capitan America hai visto cose davvero fuori dall’ordinario, ma questo non t’impedisce di rimanere paralizzato dallo stupore per quel che vedi. Il corpo di Bengal sta cambiando davanti ai tuoi occhi, divenendo qualcosa di non umano. Dalla sua gola proviene un suono gutturale animalesco. È il verso di una tigre? Ti chiedi Poi smetti di farti domande, perché Bengal sta saltando contro di te e tu hai appena il tempo di alzare lo scudo a proteggerti dalle zanne e dagli artigli affilati del tuo nemico.

            Lo slancio di Bengal ti porta a cadere ed hai il tuo bel daffare ad evitare che quelle zanne e quegli artigli ti raggiungano. Ti rendi conto che il tuo avversario è forte, molto forte, forse troppo.

            Alle tue spalle American Dream è impietrita. È ancora piuttosto nuova a questo genere di cose ed è stata colta di sorpresa. Tuttavia non è diventata quello che è diventata facendosi vincere dalla paura. Non ha indietreggiato davanti agli alieni di Clairton e non lo farà adesso. Fa un profondo respiro, ignora la paura e salta su Bengal afferrandolo al collo.

-Vai via!-  le dice lui. Anche la voce è alterata adesso, come se le sue corde vocali non fossero fatte per le parole. Senza nemmeno voltarsi, la sbatte lontano con un solo colpo del braccio destro, come se  scacciasse una mosca.

            Tu la vedi volare per la stanza ed istintivamente urli:

-Lizzie!-

            Qualcosa scatta in te e ti spingi in avanti respingendo  Bengal e mandandolo contro il muro. Nel frattempo tua sorella è riuscita a fare una capriola riuscendo a fermare il suo volo, evitando per un pelo che Bengal le finisse addosso.

-Sei un bravo combattente…- dice quest’ultimo rimettendosi in piedi apparentemente senza danno -… ma io sono migliore.-

-Questo lo vedremo.- ribatti –Ascoltami: so cosa ti spinge, so tutto, ma questo non ti autorizza all’omicidio.-

-Tu non sai nulla… sai solo quello che loro vogliono farti sapere… e non basta a capire.-

-Loro?-esclama American Dream –Chi sono loro? Di cosa parli?-

-Non è il momento adesso… ora conta solo la vendetta.-

            I suoi artigli sono sguainati e si prepara a balzare, poi si arresta di colpo sentendo i rumori di gente che arriva.

-Hai fortuna sergente Buchinsky… arrivano i soccorsi, non posso combatterli tutti adesso… Ma tornerò, puoi contarci.-

            Così dicendo, Bengal si getta contro la finestra e balza verso l’esterno. Pochi attimi in cui si odono urla e spari e quando tu e tua sorella siete fuori è già scomparso.       

            Ti bastano pochi minuti per spiegarti con i soldati di guardia, poi ti rivolgi al Sergente Buchinsky:

-Se Vuole un consiglio, sergente, le conviene dire quello che sa e chiedere protezione: Bengal ha detto che tornerà… ed io gli credo.-

-Ma… chi o cos’era realmente?- chiede American Dream.

-Un umano modificato, immagino.- rispondi -Non oso pensare che sia qualcosa di peggio.

-Hai idea di cosa volesse dire con quel suo discorso sul non sapere tutto?-

-No, ma sta tranquilla che lo scoprirò e che lo fermerò prima che faccia altre vittime, puoi considerarla una promessa.-

-Lo faremo insieme… ed anche questa è una promessa.-

 

 

FINE SECONDA PARTE

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Eccoci giunti alla fine di una seconda parte dove i misteri rimangono ancora tali, ma un po’ di scarsa luce si comincia ad intravedere in fondo al tunnel. Stavolta c’è poco da approfondire:

1)       Come si è salvato Cap dall’imminente annegamento, questa, ahimè è una delle tante domande destinate, almeno per ora, a rimanere senza risposta.

2)       Il racconto di Michael Rogers è basato su una storia di Steve Gerber & Sal Buscema, pubblicata su Captain America #225 del settembre 1978, che avrebbe dovuto narrare l’origine segreta di Steve Rogers, origine che fu poi negata da nuove rivelazioni in Captain America Vol 1° #247 di Roger Stern & John Byrne. Ora scopriamo che la storia era parzialmente vera anche se non riferita a Steve Rogers.

3)       Il Capitano Steven Rogers, vissuto all’epoca della Guerra d’Indipendenza Americana (1776/1781) ed antenato dello Steve Rogers moderno è una creazione di Jack Kirby, anche se le sue prime apparizioni sono dovute a Roger Stern (in una storia inedita di Captain America: Sentinel of Liberty) e Terry Kavanagh (in un episodio della miniserie dedicata al Club Infernale).  Questo Steven Rogers, era un capitano dell’Esercito Continentale, così si chiamava l’esercito dei neonati Stati Uniti all’epoca. L’idea che i Rogers del Maryland siano suoi discendenti come i Rogers di New York è, però, solo e soltanto mia.

4)       Alzi la mano chi non aveva capito il legame tra Sharon e la bambina dell’ospedale. Non ne vedo molte. -_^ A quanto pare Shannon è nata nel famigerato periodo in cui Sharon era ufficialmente morta. Le circostanze della sua nascita però sono ancora oscure e chissà se Sharon ce le chiarirà presto.

5)       A proposito di chiarimenti: cosa voleva dire Sharon dicendo che i Carter sono una famiglia speciale? Tranquilli: la risposta a questa domanda, come pure a quelle su Peggy, la sorella maggiore di Sharon arriveranno anch’esse, presto o tardi.

6)       Nell’intervallo tra questo ed il prossimo episodio Cap si trova coinvolto assieme ai Vendicatori contro la minaccia di Ooort e degli Z’Nox in Vendicatori #61/66, Capitan America Annual #1, Avengers Icons #38, Vendicatori Annual #3 e Vendicatori #67/70.  Non è indispensabile leggerli per seguire gli eventi di questa serie, ma io e Volino vi saremmo grati se lo faceste lo stesso. -_^

Nel prossimo episodio: Continua la caccia a Bengal, mentre continua a sollevarsi il velo sui misteri della fatale missione in Vietnam e continua la completa origine dell’uomo di nome Michael Rogers. Siate presenti, mi raccomando.

 

 

Carlo



[1] Il nomignolo dato dai soldati americani ai nemici dell’Esercito Popolare nordvietnamita ed ai Vietcong, la milizia guerrigliera che lo fiancheggiava.

[2] Office of Strategic Services, agenzia di Intelligence ed operazioni speciali esistita dal 1942 al 1945, considerata predecessore della C.I.A. e responsabile della maggior parte dello spionaggio americano contro i nazisti e delle operazioni ad esso collegate durante la 2° Guerra Mondiale.

[3] Il nome ufficiale dello Stato della Virginia è Commonwealth of Virginia. Il termine commonwealth è, in questo contesto, usato come traduzione del termine latino Res Publica. (Carlo lo storico del linguaggio -_^)

[4] Come sanno, o dovrebbero sapere, bene coloro che leggono Rangers dell’esimio Valerio Pastore.

[5] Come raccontato in Captain America Vol 1° #247 (Capitan America & i Vendicatori, Star, #1).